Questo tipo di pasta risale ad un tempo passato in cui le famiglie contadine erano così povere da dover risparmiare anche sulle uova. L’impasto veniva perciò preparato con sole farina ed acqua, tirato sottile e tagliato a tagliolini (“li tajulì”). 

L’aggettivo “pilusi” veniva dispregiativamente utilizzato per descrivere una pasta che risultava ruvida e grossolana per la mancanza di uova.